RECOVERY FUND: COS’È E COSA PREVEDE IL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA (PNRR)

Digitalizzazione della PA, rivoluzione verde ed infrastrutture per una mobilità sostenibile sono i punti cardine del Recovery Plan italiano

Per contribuire a ripartire e superare i danni economici e sociali causati dalla pandemia da COVID-19, il Consiglio Europeo ha approvato, lo scorso luglio, un considerevole fondo di 750 miliardi di euro di prestiti denominato Next Generation EU. Si tratta di un piano varato al fine di finanziare progetti virtuosi che favoriscano la crescita futura del nostro Paese con l’intento di non far ricadere l’ingente debito pubblico sulle prossime generazioni. Il Recovery Plan è volto, quindi, a finanziare la ripresa economica del vecchio continente nel triennio 2021-2023 con titoli di Stato Europei, i c.d. Recovery Bond.

RECOVERY FUND

Il Recovery Fund è il fulcro di questo Piano per la ripresa dell’Europa e consiste in risorse finanziarie, parte a fondo perduto e parte sotto forma di prestiti, per supportare l’economia degli Stati membri dell’UE.

In Italia, il piano per gli investimenti da realizzare con i fondi europei è stato rinominato Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il PNRR nella notte tra il 12 e il 13 gennaio 2021. Il testo del Recovery Plan stabilisce i “cluster” principali che dovranno essere fulcro dell’attuazione in Italia, del programma Next Generation EU.

Dei 750 miliardi previsti dall’Unione Europea, sono destinati all’Italia 209 miliardi di euro.

Il progetto del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), sarà inviato alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, per poi essere sottoposto al vaglio dell’Europa per una valutazione sulle missioni e le riforme correlate.

PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA (PNRR)

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) aspira, in particolare, a sostenere progetti di riforma strutturali su sei macro aree.

L’Italia potrà contare su 209 miliardi, suddivisi tra 82 miliardi di sussidi e 127 miliardi in prestiti.

Tutti gli Stati membri dovranno presentare alla Commissione Europea i propri Recovery Plan, per ottenere gli aiuti del Recovery and Resilience Facility, entro il 30 aprile 2021.

Le missioni e i progetti del PNRR

La bozza del Recovery Plan italiano individua sei principali “cluster” o missioni di intervento funzionali a realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del Governo. Sotto ogni area di intervento si trovano poi le “azioni-progetti” (oltre 600 i progetti elaborati dai Ministeri) che prevedono riforme di ampio respiro che il Governo intende attuare.

Le sei principali missioni previste dal Governo:

  1. Digitalizzazione
  2. Rivoluzione verde
  3. Infrastrutture
  4. Istruzione e ricerca
  5. Equità sociale
  6. Salute

IL RECOVERY PLAN NELLE PA ITALIANE

Gli effetti del Recovey Plan sulla Pubblica amministrazione

L’analisi “Una P.A. alleata della crescita e delle nuove generazioni. La prova del Recovery Plan”, della Luiss School of Government, si concentra su alcuni possibili indirizzi di riforma della PA italiana che la rendano in grado di gestire al meglio la fase di attuazione dei futuri progetti finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Le norme italiane di antiriciclaggio, i controlli antimafia, i vari obblighi di trasparenza, le misure anticorruzione, sono strumenti anti-illeciti tra i più completi e severi nell’area OSCE, tuttavia una PA non deve temere di eliminare eccessi burocratici che da tempo attanagliano e rallentano alcuni settori della pubblica amministrazione.

Il cambiamento deve avvenire attraverso un processo di assunzione di responsabilità e scelte forti per le PA, trasversalmente ad un ricorso alla trasparenza e alla digitalizzazione tale che il cittadino possa monitorare le pratiche che lo coinvolgono e l’amministratore pubblico possa provare la trasparenza del suo operato. Il legame tra PA e privati non sarà più visto con diffidenza, bensì attraverso la trasparenza digitale verrà promosso uno scambio lecito e regolare.

Come prepararsi all’attuazione dei progetti?

L’attuazione dei progetti da finanziare, scelti dalla parte politica, dovranno compiersi coinvolgendo la competenza dei funzionari pubblici con team di professionisti multidisciplinari le cui capacità potranno garantire tempi decisionali celeri ed interventi mirati. Sarà fondamentale per la PA individuare tali figure da affiancare ai propri funzionari, rivolgendosi a società di consulenza e di servizi in grado di fornire soluzioni concrete ed efficienti per garantire l’ottimale evoluzione del progetto.

Inoltre, per i progetti che vedranno coinvolti investimenti privati, l’utilizzo di meccanismi automatici (come i crediti d’imposta) che permettano di disintermediare i trasferimenti di risorse, facendole convergere alle imprese in maniera rapida e sicura. Ciò non comporta futilità e leggerezza, bensì un fluire monitorato dei fondi anti-crisi.

La formazione continua dei funzionari pubblici

Nella PA italiana, perciò, diventerà fondamentale favorire una formazione continua (Scuola Nazionale dell’Amministrazione) del personale garantendo una sempre più alta qualifica dei funzionari come soggetti preparati ad offrire servizi indispensabili. Per quanto concerne le nuove assunzioni, sarà fondamentale assumere giovani abili nel problem-solving con alte competenze informatiche e di programmazione digitale che possano seguire il processo di trasformazione della PA. Nelle risorse del Recovery Fund, infine, viene rafforzata la ricerca e la collaborazione tra atenei e mondo del lavoro. Saranno, quindi, previsti progetti di formazione a livello universitario destinati alla dirigenza pubblica, rafforzando l’unione tra Università, Scuola Nazionale dell’Amministratore, ordini professionali e imprese.

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