Gare gas per Ambiti Territoriali Minimi difficoltà e opportunità

Gare gas per Ambiti Territoriali Minimi difficoltà e opportunità

Il percorso che dovrebbe portare i Comuni a indire le nuove gare d’ambito per la distribuzione del gas naturale può presentare diversi ostacoli.

Ricorsi, verifiche da parte dell’Autorità competente, che superano, spesso oltre ogni ragionevole ipotesi, i tempi previsti, i tanti Comuni da riunire su una partita delicata e complessa sono solo alcuni esempi.

A questi, però, si affiancano anche varie possibilità. In questo contesto è essenziale per ogni Comune avere chiaro il quadro delle difficoltà e delle opportunità.

Gare gas: il quadro normativo

Ciascun Comune, fino a oggi, ha scelto in autonomia (dal 2000, necessariamente, attraverso una gara) il gestore a cui affidare, sul proprio territorio, la rete che porta il gas ai cittadini e alle imprese, ovvero il servizio di distribuzione del gas naturale.

La riforma del settore della distribuzione del gas naturale, avviata nel 2000 con il d. lgs. n.164/00, il c.d. Decreto Letta, ha inteso liberalizzare tale segmento della filiera gas prevedendo che la concessione comunale del servizio venga affidata tramite gara pubblica a operatori del settore per periodi non superiori a 12 anni.

Con il successivo art. 46 bis della legge n. 222/2007, il Legislatore ha previsto che tali gare fossero svolte per l’assegnazione del servizio, non più a livello comunale, ma a livello di Ambito Territoriale Minimo (ATEM), ossia aggregazioni sovracomunali di dimensioni “ottimali” con riferimento a criteri di efficienza ed economicità del servizio.

Il Ministero dello sviluppo economico ha emanato la normativa di attuazione dell’art. 46 bis richiamato, in tre decreti che hanno stabilito:

  • il numero degli Ambiti (177 suddivisi in 8 raggruppamenti, con DM 19 gennaio 2011),
  • i Comuni facenti parte di ciascun Ambito (DM 18 ottobre 2011),
  • i criteri sulla base dei quali deve essere svolta la gara d’Ambito (DM n. 226/2011 “Regolamento criteri” e schemi tipo).

Inoltre, ha posto le regole per la tutela occupazionale del personale coinvolto (DM 21 aprile 2011).

Gare gas: lo stato attuale

È necessario tracciare un quadro della situazione attuale per poter individuare come, a nove anni dall’attuazione dei decreti, questi vengano messi in pratica.

A febbraio 2020 risultano pubblicati oltre 30 bandi di gara, di cui:

  • 18 ATEM hanno sottoposto ad ARERA il bando per le verifiche di competenza, propedeutiche alla pubblicazione definitiva;
  • 3 gare aggiudicate ATEM, Milano 1, Torino 2 e Valle d’Aosta;
  • molti sono sospesi, perché presentano diversi ricorsi pendenti ai vari TAR.

I restanti bandi provano a districarsi tra problemi vari, mentre il servizio viene portato avanti in molti casi limitandosi alla gestione amministrativa e ordinaria, e, dunque, senza la possibilità di manutenzioni straordinarie sugli impianti, ovvero senza investimenti.

Il lungo periodo di stallo del processo di assegnazione delle Concessioni della distribuzione gas, il cui esordio è segnato dal D.lgs. 164/00, conclama una evidente criticità strutturale.

Quali sono le principali problematiche delle gare gas?

C’è da prendere atto che le principali difficoltà riscontrate nell’espletamento delle gare da parte delle Stazioni Appaltanti, degli Enti Locali e delle Imprese del settore, trovano una delle principali cause in un contesto di complessità regolamentare elevata.

Nello specifico, quegli Enti e Amministrazioni che si accostano alle gare gas devono essere consapevoli che potrebbero incorrere in ostacoli di questo tipo:

  • difficoltà nel reperimento delle informazioni presso i vari gestori;
  • disaccordi tra gestori ed enti locali per la definizione degli assets e dei perimetri di proprietà;
  • quadro normativo complesso e articolato, ad esempio nella tempistica molto lunga per il completamento delle verifiche sugli scostamenti VIR-RAB superiori al 10% (90 gg. a disposizione dell’Autorità per formulare le proprie osservazioni, puntualmente disattesi dalla stessa e per un giudizio solo parziale e non definitivo);
  • valorizzazione delle reti di proprietà comunale che definisca un congruo valore di cessione delle stesse;
  • quota di ammortamento della rete in tariffa. Assoluta necessità del riconoscimento espresso di tale elemento da elargire ai Comuni/patrimoniali proprietari di reti e impianti;
  • continui ricorsi che influiscono in maniera negativa sulle tempistiche per il completamento delle procedure di gara.

Quali sono i possibili benefici delle gestioni d’ambito?

In una valutazione ampia e generale, però, non possono essere trascurati i vantaggi che la partecipazione a una gara d’ambito porterebbe.

La continuità territoriale su bacini più ampi, rispetto ai singoli Comuni, puntando a superare lo spezzettamento, porterebbe a un miglioramento dell’efficienza. Anche se, va chiarito, gli effetti reali si potranno valutare solo dopo l’avvio delle nuove gestioni.

Inoltre si ridurrà il numero di soggetti in campo. Oggi, a livello nazionale, i gestori sono circa 200, ma, vista la dimensione degli ambiti, si ipotizza che al termine del processo sarà possibile contarne una decina, o poco più.

In questo scenario, però, con molta probabilità, solo le realtà più grandi saranno in grado di scendere in pista.

Quali sono le opportunità delle gare gas per gli Enti pubblici?

Prima di affacciarsi a una gara d’ambito, un Ente deve chiedersi quali sono le possibilità che derivano da questa scelta. Nel caso delle gare gas, non può trascurare questi aspetti:

  • possibilità di alienare le reti e gli impianti di proprietà comunale. La cessione di tali impianti al nuovo gestore entrante, per un valore pari almeno alla RAB (Regulatory Asset Base) di competenza, permetterebbe di introitare somme, spesso, significative;
  • riscossione di un canone annuo. Il mantenimento in capo al Comune della proprietà delle reti e degli impianti o di parti di essi, garantisce la possibilità di riscuotere un canone annuale, aggiuntivo rispetto a quello offerto in sede di gara dall’aggiudicatario, calcolato sulla base della remunerazione del capitale investito, così come previsto dallo stesso DM 226/11 che regolamenta le gare d’ambito;
  • possibilità di indicare eventuali interventi di efficienza energetica da rendere disponibili ai partecipanti alla gara. Interventi di questo tipo derivano da progetti di riduzione dei consumi di energia primaria nel territorio oggetto di gara e danno la possibilità ai Comuni di avere un ritorno economico annuale dal nuovo gestore d’ambito.

Dato il prolungarsi dei tempi e la fase di stallo delle gare d’ambito, l’AGCM, con nota del 19 novembre 2019, ha sollecitato il Ministero dello Sviluppo Economico all’implementazione dell’esecuzione dell’obbligo di legge per attivare il suo potere c.d. sostitutivo ai fini dell’avvio delle gare, per l’affidamento del servizio di distribuzione del gas naturale in tutti gli ambiti territoriali.

Gli anni a venire potrebbe essere quelli decisivi.

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